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Concorso Aspettando il Natale
III Edizione

Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio 2014
Clicca qui per il bando completo del concorso
Andamento del concorso:

3° Edizione del concorso “Aspettando il Natale”


Elenco nominati dalla prima giuria.
I menzionati hanno ottenuto il diritto a proseguire il cammino verso la selezione dei finalisti, per poi passare al giudizio finale che decreterà il vincitore del concorso.

Muscardin Rita (GE)
Romano Caterina (MB)
Reffo Arianna (PD)
Pezzani Chiara (MN)
Taddeucci Maria Cristina (SV)
DI Santi Marialuciana (SA)
Molinai Nadia (BG)
Alvaro David (VT)
DE Leonardis Luciano (TA)
Liciata Mariagabriella (MI)
Bellusci Veronica (MI)
Bottaro Valter (PD)
Luzi Marina (VE)
Galdeman Sonia (VE)
Serafini Elena (UD)
Facoetti Francesca (BG)
Sarti Monica (TO)
Gobbi Maria Cristina (MI)
Sbolli Stefania (CR)
Socci Patrizia (FI)
Bertilla Franchetti Maria (VR)
Cipicchia Franca (VT)
Somigliana Maria Vittoria (CO)
Fedrigo Manuel (PN)
Bottin Camilla (PD)
Bertasini Jennifer (VR)
Benincà Silvia (TV)
Milani Giancarlo (VA)
Bono Nunzio (CO)
Verga Paola (CO)
Taverna Lina (VA)
Pantani Maria Teresa (RE)
Maccabruni Astori Anna (PV)
Acquaviva Veronica (MI)
Beratto Alessandra (TO)
Gattafoni Angelo (PE)
Galfano Gianmarco (TO)
Sciutto Mariuccia (AL)
Botti Gabriele (RO)
Metta Luigi (FG)
Capri Manuela (BO)
Mori Claudia (RM)
Zagaria Gilda (TR)
Mocci Elena (CA)


  • L’elenco è stato redatto in ordine casuale.
  • Si è preferito mettere solo la provincia di appartenenza per tutelare la riservatezza dei concorrenti.
  • Sarete al più presto avvisati dell’esito dello scrutinio.


Complimenti a tutti i partecipanti, per le opere inviate.

Il portavoce dell’Associazione
Carlo Cesana
Cuggiono li 04/01/14

Risultati

Vincitrici sezione adulti pari merito:

  • Rita Muscardin (Savona)
  • Gobbi Maria Cristina (Milano)

Vincitrici sezione under 14:

  • Elena Mocci (Cagliari)
Opere vincitrici

RITA MUSCARDIN

IL PRESEPE VIVENTE
C’era un gran fermento quella sera dentro il carcere di quella piccola città di provincia dove tutti si conoscevano e ciascuno era perfettamente al corrente dei fatti altrui. Ma, soprattutto fra quelle mura, la vita scorreva lentamente scandita da orari e azioni sempre uguali e, a volte, pareva che il tempo si fosse fermato e avesse scordato tanti “invisibili” in compagnia solo della propria solitudine. Quella sera però nell’aria si respirava qualcosa di diverso, era la notte di Natale e il nuovo direttore del carcere aveva deciso di impegnare i suoi “ospiti” in una speciale commemorazione, un presepe vivente interpretato, come accadde allora, dagli ultimi. E chi meglio di queste povere anime dalle vite smarrite e dimenticate, avrebbe potuto rappresentare quegli ultimi con i quali nostro Signore ha sempre intrattenuto rapporti privilegiati? Così da qualche settimana un nutrito gruppo di detenuti, guidato dal cappellano del carcere e da una compagnia di attori della terza età, persone disponibili e attente a quel “prossimo” scivolato per i sentieri tortuosi della vita, si stava preparando per partecipare da protagonista al grande evento della notte santa. La Vergine Maria era Lucia, una ragazza madre che per salvare il suo Gesù era fuggita in un deserto di solitudini e di abbandoni; San Giuseppe era Pietro, un artigiano che perso il lavoro e la famiglia era scivolato in una serie infinita di compromessi con se stesso fino a superare quel sottile confine dal quale è difficile tornare indietro; poi c’erano i pastori, o forse sarebbe meglio dire tante pecorelle smarrite: Matteo, capitato in quel luogo quasi per caso, qualche furto per entrare con merito a far parte della “banda” e poi sempre più giù, in una spirale di violenza senza fine; Viola con il nome di un fiore, mai sbocciato però perché nella sua giovane vita di prostituta e tossicodipendente la primavera era stata soffocata da un precoce inverno che le aveva portato via ogni cosa, anche il suo bimbo nato fra quelle mura pochi mesi prima, unica ragione per continuare ad esistere: i servizi sociali avevano deciso che il suo amore non era abbastanza e così lo avevano affidato ad un istituto, niente avrebbe potuto farle più male. Ora attendeva la luce, quella luce che, per la prima volta, in quel presepe con un cielo diverso stava per contemplare; Mario, un angelo senza ali caduto nei troppi bicchieri di una disperazione infinita, che litigando per una bottiglia mezza vuota aveva sacrificato la vita di chi condivideva assieme a lui lo stesso marciapiedi; Samir, con gli occhi profondi come la sua solitudine, era fuggito da una terra lontana per cercare una sorte migliore, ma si era perso nei bassifondi di una squallida periferia inciampando in troppi sogni infranti. Il presepe vivente era pronto, Don Gino e i volontari sembravano soddisfatti della loro creazione e anche quegli insoliti protagonisti della Santa Notte si sentivano orgogliosi di rappresentare, proprio loro, tanta grazia e splendore. Ma mancava Gesù Bambino, chi avrebbe potuto ricoprire quel ruolo fondamentale, non certo uno di loro e mentre la Vergine Maria, San Giuseppe e i pastori di quello strano presepe si guardavano preoccupati, ecco che fece il suo ingresso il direttore del carcere. Portava qualcosa stretto fra le braccia, quasi avesse paura che gli cadesse e si rompesse in mille pezzi. Tutti pensarono ad una statuina del Bimbo divino da collocare nella culla di paglia e fieno al centro della scena, ma fra lo stupore di tutti il brav’uomo chiamò Viola e la invitò a deporre quel prezioso fagotto al suo posto. Quando la ragazza lo prese fra le braccia lanciò un grido di gioia, era il suo piccolo angelo che pensava non avrebbe rivisto mai più: le lacrime scendevano sul suo viso mentre lo stringeva al cuore e baciava quelle manine tese verso di lei. Il presepe vivente si era acceso di una luce intensa e i pastori commossi e stupiti contemplavano il miracolo che si era compiuto dinnanzi ai loro occhi: quel bimbo nella Santa Notte aveva ricolmato i loro cuori stanchi e afflitti di una gioia e una speranza fino ad allora mai provate. Gesù era disceso dal Cielo per abitare ancora una volta fra gli ultimi e un coro di angeli intonava il “Gloria” per tutti gli uomini e le donne di buona volontà: anche in quel luogo adesso la pace aveva invaso i cuori e la notte risplendeva di infinite stelle che sembravano così vicine da poterle toccare con la mano.

GOBBI MARIA CRISTINA

Il gioco del Presepe.
Cara pecorella zoppa,
non temere: troverò un posto anche per te. Sai, quando ero piccolo pensavo che i grandi giocassero una volta all’anno, il giorno che si allestiva il Presepe. Era solo allora che, sfoderando una fantasia tenuta a freno per l’intero anno, i miei genitori dicevano “Dove mettiamo la capanna?” , “Che ne dite se facciamo le montagne con i sacchetti del pane?” e “Qui c’è la strada che passa tra le casette e i campi… ora ci mettiamo i sassolini, i pastori, le pecore…”. Era così strano vedere i grandi divertirsi e infervorarsi a costruire stratagemmi per nascondere il filo delle lucine, che avevano fatto passare tra i personaggi, che per un giorno pensavo di aver perso le mie guide, chi mi diceva cos’era bene e cosa male, chi mi rimproverava quando facevo i capricci… ma il giorno dopo tutto tornava alla normalità. Il gioco era finito. Eppure l’anno dopo si ricominciava da capo: si pensava a un posto nuovo dove metterlo, la capanna al centro o a destra, fare il laghetto con la stagnola o lasciare che le oche brucassero l’erba con le pecore… quel giorno le pigne diventavano alberi e in mezzo poteva passarci persino il trenino. Ma di nuovo tutto terminava quando il Presepe era finito: allora l’unica cosa che mi era permessa nei giorni successivi, in quell’allestimento della natività, era spostare qualche pastore sempre più verso la capanna e risollevare le pecore cadute, tutto con garbo e delicatezza. Guai a toccare il resto.
Così mi convinsi che anch’io, da grande, avrei potuto giocare un solo giorno all’anno, il giorno del Presepe, e quindi, per conto mio, sarebbe stato grandioso: “Un Presepe esagerato!”, pensai una sera, prima di addormentarmi. Tutta la casa sarebbe diventata un Presepe: le pecore… vere, ma tutte in bagno, perché puzzano! E ci sarebbero stati anche i gatti… chi ha detto che non potevano esserci i gatti ai tempi di Gesù? E la mia passione, il muschio, dappertutto: quando uno entrava in casa doveva togliersi scarpe e calze e camminare a piedi nudi su quel morbido tappeto verde. La Madonna l’avrebbe fatta mia mamma e San Giuseppe mio papà, Gesù Bambino il mio fratellino, se arrivava, forse, per il prossimo Natale. Meno male che il cammello dei nostri Re Magi era così piccolo da sembrare il nostro cagnolino: chi poteva farlo altrimenti? Accucciato sul divano in sala era perfetto e i Magi potevano farli gli zii: erano sempre pieni di regali! Il bue e l’asinello, poi, ci avrebbero fatto risparmiare sul riscaldamento… Solo allora che avevo trovato un posto per tutti e che tutti erano a posto, non riuscivo a trovare una parte per me, un posticino dove stare, qualcosa da fare in quel Presepe esagerato. Mi sentivo inutile. Ammiravo i miei genitori perché sapevano fare terra e cielo, montagne e fiumi, costruire case e ponti e disponevano le persone come volevano loro: in una parola, per un giorno erano Dio. O Dio, che sicuramente sei più grande dei miei genitori, ti prego, fa che da grande avrò anch’io un posto nel mio Presepe, pregai così quella sera.
Ma gli anni passano… Questa mattina ho accompagnato una coppia a vedere una casa: In periferia proponiamo grazioso monolocale, da ristrutturare e arredare. Riscaldamento autonomo. Piano Terreno. Posto auto. Ottima posizione per chi ha bambini. La descrizione mi suonava famigliare. E mi è tornata in mente la preghiera. Accidenti, come non averci pensato prima! Sono il locandiere, quello che affitta la capanna!
Perciò non temere, cara pecorella, puoi fare la parte di quella malata, acciaccata, convalescente… o solo stanca. Te lo trovo io un posto, come Dio lo ha trovato per me. Dio ha preparato un posto per tutti. Buon Natale.

ELENA MOCCI

Presepe
C‘è un paesino Piccolo così Che sta fermo Tutto il dì. C‘è il ruscello Ma non scorre. C‘è la gente Ma non corre. C‘è il bue, l’asinello Nel presepe così bello E c‘è anche un bel bambino In quel piccolo paesino.
Dicembre 2013
Elena Mocci

Risultati di tutte le edizioni del concorso:
Concorso Aspettando il Natale IV Edizione
Concorso Aspettando il Natale III Edizione
Aspettando il Natale II Edizione
Aspettando il Natale 2011/2012
 
 
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